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Mancavano dieci minuti alle 8 del 13 gennaio 1915. In tutta la conca della Marsica e nelle colline circostanti si prevedeva una giornata mite, diversa da quelle rigide dei giorni precedenti.
La terra tremò e, in un attimo, le case crollarono seppellendo le persone che si attardavano prima di andare al lavoro.
Nessuno saprà mai quante furono le vittime della violenta scossa tellurica. Ancora oggi si parla di 30.000 persone che persero la vita. Se si pensa che Avezzano, capoluogo della Marsica, contava 13.000 abitanti si deve convenire che il violento terremoto interessò tutto il Fucino.
Quello che fece irritare gli abitanti superstiti della Marsica fu il ritardo degli aiuti. Su "Il Messaggero" di due giorni più tardi si lesse che solo dopo quattro giorni il Presidente del Consiglio dei Ministri, nella vicina Roma, ebbe il telegramma nel quale si chiedeva aiuto.
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