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L'artigianato abruzzese ha i suoi problemi, è vero, ma è anche vero che dimostra a tutt'oggi una grande vitalità.
A volerlo dividere per settori, allo scopo di definirne la struttura, c'è da tener presente che esistono almeno tre tipi di lavoro manuale: quello del tutto scomparso, quello che resiste e quello che, riciclandosi, è andato incontro ad una certa riconversione.
A Valle Roveto non ci sono più quelli che intrecciano giunchi e canne per farne canestri, a Silvi sono scomparsi i fabbricanti dei friscoli, sacche vegetali per frantoi, sostituiti da contenitori di plastica, così come non ci sono più i gelatai di Canosa Sannita, che portavano per le feste i loro prodotti artigianali fatti di latte, uova e frutta.
Ci sono ancora invece quelli che lavorano il rame sbalzato a Tossicia, il ferro battuto a Guardiagrele e la ceramica a Castelli e Rapino.
E tra i "riciclati", i sellai sono diventati materassai, i cerai invece fabbricanti di oggetti liturgici.
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