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L'Abruzzo resta pur sempre festaiolo

    I borboni sono stati considerati in passato nostri parenti. Essi usavano dire che per dominare il popolo erano necessarie tre "F": forca, farina e feste.

     La forca è fuori uso, della farina non se ne sente la carenza , ma le feste continuano. Ogni paese ne ha una ed anche se i mutamenti organizzativi sono sempre presenti, la nostra regione resta festaiola per antonomasia.

     Provate ad eliminare la festa di San Domenico a Cocullo (primo giovedì di maggio) o a togliere le serpi dalla testa del protettore dei malati di denti o ancora a fermare la corsa degli zingari (in settembre) a Pacentro.

    Nessuno può annullare la confezione delle panicelle (3 febbraio) a Taranta Peligna o cancellare la sagra dei Talami di Orsogna (martedì dopo Pasqua) che qualcuno chiama anche la festa dei pazzi.

     La parola "riformismo" non esiste di fronte al fuoco attorno al palo di Nerito (24 dicembre) o all'acqua nuova di Cansano (31 dicembre).
In Abruzzo, quando è festa, è festa!

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