E' tradizione che della porchetta si interessassero, già in epoca romana, i decuriones. A loro infatti, in qualità di magistrati locali del municipium, veniva affidato il compito di dettare, con apposita delibera, i modi dell'assaggio.
Spettava ad un membro del collegium assicurarsi che la porchetta fosse cotta a puntino dal momento che qualora fosse stata poco cotta avrebbe finito col rendere di più al porchettaro. Tuttavia, all'assaggiatore designato, veniva proibito di abboffarsene, essendo invitato a mangiarne soltanto lo stretto necessario.
Quella di Campli, detta "Italica", è la porchetta più apprezzata e conosciuta della regione Abruzzo.
Tra mito e realtà è storicamente certo che a Campli preparare porchette è un'arte antica, così come testimoniano, sia pure solo per fini fiscali, gli Statuti del 1575. Infatti, nel capitolo 26 "De gabellis" si legge:
"Il gabellotto del macello possa esigere dal macellaro un quatrino per ciascun rotolo di carne. Item da qualsivoglia che vendesse porchetta arrostita possa esigere tredici quatrini et un cavallo per ciascuna porchetta da dieci rotoli in basso e se sarà più grossa un quatrino per rotolo ancorché se portassero a vendere fora del nostro territorio...".