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La Centerba di Tocco da Casauria

    Sebbene sia prodotto un po' in tutta la regione, il liquore Centerba più noto per tradizione è quello della zona di Tocco da Casauria.
Lo testimonia la sua gloriosa storia, legata alla vicende della Basilica romanica di San Clemente, rifugio preferito di pellegrini e pastori.

    Questi ultimi, nel percorrere i tratturi, si fermavano a rifocillarsi nelle cucine dell'abbazia dove gustavano leccornie prelibate e bevevano immancabilmente un bicchiere del potente liquore, dall'aroma inconfondibile.
Anche quando il monastero perdette la sua notorietà, la Centerba continuò ad essere usata nelle case vicino Tocco da Casauria.

     Alla fine del 1700, quello che fino ad allora era stato un prodotto casalingo fu trasformato in una vera e propria produzione industriale dallo speziale Beniamino Toro senior che, per aprire la sua farmacia, si era trasferito da Cansano a Tocco.
Le qualità medicamentose del liquore ebbero conferma durante l'epidemia di colera scoppiata a Napoli nel corso dell'800. Ancora oggi si narra che in quell'occasione "tutte le sere partivano per il napoletano carretti carichi di bottiglie di Centerba prodotte da quella che ormai era divenuta una grande azienda".

    In un numero della rivista "Abruzzo" (anno V maggio/dicembre 1967) diretta da Paratore, a pagina 369 viene pubblicato uno studio di Guido De Lucia intitolato "Le società economiche abruzzesi 1788/1845", dal quale si legge quanto segue: "Per le fabbriche di liquori basterà ricordare quella di Beniamino Toro di Tocco da Casauria".
Di lui scrive anche Raffaele Liberatore: "Liquore che da tempo immemorabile si estrae ne' nostri Abruzzi da cento erbe medicinali della Maiella, ma che non era prima (1836) comparso qual produzione commerciale d'una gran fabbrica a tal uopo espressamente eretta".

    E ancora nel 1873 l'abate Antonio Stoppani, nel suo libro intitolato "Il Bel Paese", cita come meraviglia di Tocco il "Centreba", definendolo liquore gustoso, piccante e stomatico.
E' poi la volta di Paolo Monelli che, ne "Il ghiottone errante" del '47 e ne "Il vero bevitore" del '63, parla della Centerba di Tocco da Casauria, della sua produzione e di come fossero fieri gli alpini abruzzesi di questa "forza della natura".

     Tra mito e realtà, è certo che il liquore dal colore verde smeraldo ha un'alta gradazione alcolica, un profumo intenso di erbe di cui è difficile, dopo sapiente dosaggio e macerazione, riconoscere le prevalenti anche se alcuni tipi di menta sembrano avere il sopravvento.
Ciascuna delle erbe che lo compone è conosciuta in erboristeria, proprio per le sue specifiche qualità aromatiche e salutari.

     Per meglio apprezzare la tipicità e la bicentenaria formula segreta della Centerba, bisogna "fare amicizia" con la sua alta gradazione e la totale assenza di zuccheri e aromatizzanti, sia naturali che artificiali. Pertanto, versate in un bicchierino una modesta dose di liquore, aspirate e degustate il suo profumo e poi bagnatevi le labbra con alcune gocce di questo "portentoso filtro del mondo" (Monelli, Il vero bevitore).
Attendere fino a quando si sentirà il forte desiderio di riprovare.
Questo sistema di iniziazione farà sempre più apprezzare l'originalità, la qualità e gli effetti del liquore.