Poco si conosce circa le origine di questa antica attività artigianale.
Al dubbio degli storici circa la sua provenienza (secondo alcuni la lavorazione del merletto fu importata dal settentrione, mentre secondo altri addirittura dalla Turchia), si contrappone una grande certezza: il merletto rimane ancora oggi una delle più alte espressioni dell'artigianato artistico abruzzese.
La sua fioritura si registrò nell'aquilano, dove era possibile trovare merletti di ottima fattura che non avevano nulla da invidiare rispetto a quelli veneziani o valenciennes. Dal punto di vista stilistico, infatti, a differenza di questi ultimi che sono lavorati in piccole forme successivamente cucite insieme, il merletto aquilano viene eseguito in un unico pezzo.
Questa tecnica se da una parte accresce le difficoltà legate alla sua lavorazione, dall'altra contribuisce ad aumentarne notevolmente il pregio.
Le ragioni della fioritura di questa attività nella regione abruzzese sono legate soprattutto a ragioni di natura ambientale: il lungo periodo invernale consentiva alle donne di dedicare il loro tempo e la loro cura a quest'antica arte.
Accanto all'eccellente qualità dei famosissimi merletti di Pescocostanzo, si segnalano per bellezza e ricercatezza stilistica anche quelli di Scanno, al tombolo, ossia realizzati con l'ausilio di uno strumento di forma cilindrica usato per lavorare il tessuto.
Ancora oggi, lungo le stradine del paese è facile imbattersi in anziane donne che, sedute sulle "cimmose" (le piccole scalinate in pietra davanti le porte delle abitazioni), sono impegnate con arte, raffinatezza e maestria a mantenere viva un'altra antica tradizione artigiana che ha contribuito a far conoscere la terra d'Abruzzo.