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La Lenticchia di Santo Stefano di Sessanio

    Questo legume, dalla forma leggermente piatta e il colore tendente al marrone scuro, si caratterizza per il suo gusto superbo e la ricchezza di ferro superiore alla media.

     Espressione dell'agricoltura montana abruzzese, la lenticchia di Santo Stefano di Sessanio (Lens culinaris medicus biotipo "S. Stefano di Sessanio"), che appartiene al gruppo "microsperma", viene coltivata in piccoli appezzamenti ad una altitudine compresa tra i 1.000 e i 1.500 metri di quota. Da sempre è la rivale di quella altrettanto celeberrima di Castelluccio di Norcia, in provincia di Perugia.

    Dal punto di vista storico, le origini della lenticchia sono remotissime.
Particolarmente diffuso tra il sud-ovest della Turchia e il Turkestan, il legume approda nel territorio di Santo Stefano nel corso del medioevo. Le condizioni geomorfologiche del territorio consentono di raggiungere uno standard qualitativo altissimo che è riscontrabile nell'elevato contenuto di ferro: circa 8,9 mg/100 contro i 5 mg/100 della lenticchia comune.
Come per lo zafferano, anche in questo caso l'elevato costo del prodotto è giustificato sia dalla sua limitata produzione (8/10 quintali per ettaro) sia dalla raccolta che, ancora oggi, viene effettuata manualmente.

    Dal 1974, la prima domenica di settembre, la lenticchia e le sue straordinarie proprietà vengono celebrate nella famosissima sagra omonima, divenuta un appuntamento fisso ed impedibile per migliaia di turisti, desiderosi di gustarla accompagnata con le salsicce o il pane fritto.

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