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Lo Zafferano dell'Altopiano di Navelli

     L'area delimitata dai comuni di Navelli, Civitaretegna, Caporciano, San Pio delle Camere e Prata d'Ansidonia, è famosa per la produzione di una pregevolissima spezia: lo zafferano.

    Da tempo immemorabile, quella di questa parte dell'Abruzzo interiore è ritenuta dai buongustai la più aromatica tra le produzioni di zafferano del mondo.
Poco estesa, circa 8 ettari, l'area produce 80 Kg annui che alimentano soprattutto la vivace domanda del mercato internazionale, la quale premia l'insuperabile qualità del sapore della spezia aquilana.

     Lo zafferano deriva dallo stimma essiccato e polverizzato del fiore della crocus sativus.
La difficoltà e la fatica della raccolta, esclusivamente manuale, dal momento che non esiste una macchina tanto precisa da raccogliere il fiore del crocus sativus senza rovinarne i preziosi stimmi, giustifica l'elevato prezzo di mercato del prodotto che si aggira intorno ai 3.357 euro per Kg.
La pianta e il clima impongono i ritmi ai raccoglitori: durante la fioritura, che dura una quindicina di giorni, i fiori debbono essere colti o al mattino o nel tardo pomeriggio, prima che siano completamente schiusi.

    Le problematiche e la fatica connesse alla raccolta, unite all'evoluzione agricola e al conseguente aumento del costo della manodopera hanno finito col limitare progressivamente la coltivazione dei preziosi bulbi. Lo testimonia il fatto che un tempo questa coltura era largamente diffusa sia in Italia che in Abruzzo dove, all'inizio del secolo scorso, erano oltre 430 gli ettari coltivati a zafferano.
Oggi, proprio per la sua economicità, si preferisce quello importato dalla Turchia, dall'India o dall'Iran, di qualità nettamente inferiore.

    La storia dello zafferano aquilano inizia dalla Spagna dove, al tempo di Filippo II, svolgeva la sua opera il temutissimo padre dominicano Santucci che, originario di Navelli, era un grande estimatore della spezia. L'al zafaran, lasciato in eredità alla gastronomia iberica dagli arabi, veniva utilizzato per la preparazione di prestigiosi piatti come la paella e di infusi dalle proprietà afrodisiache. Terminata la sua opera di inquisitore, padre Santucci tornò a Navelli, portando con sé i preziosi bulbi della spezia. Da allora si diffuse in tutta Europa.

    In bustina macinato o in barattolo, con i filamenti ancora integri, o lasciato in infusione per la preparazione di un liquore, oggi lo zafferano dell'altopiano di Navelli ha perso numerose delle sue utilizzazioni, per dedicarsi, quasi esclusivamente, alla gratificazione del palato dei buongustai.