Cinque mesi. Per cinque lunghi, interminabili mesi Pietro soffrì in silenzio, indossando un abito di morbida stoffa così diverso dal ruvido saio grigio adottato da chi seguiva la sua Regola.
Lo avevano acclamato, lo avevano eletto, lo pretendevano al soglio pontificio e lui, pur tra mille tentennamenti, cedette a quella che poteva sembrare un'imposizione. Così nell'estate del 1294 Pietro da Morrone lasciò le dirupate balze della Majella per dirigersi a L'Aquila, verso quella basilica di Santa Maria di Collemaggio, costruita una decina di anni prima per sua volontà a seguito di un sogno quasi profetico. E' qui che il 29 agosto Pietro, pur senza lasciare il suo umile saio e facendo ingresso sul dorso di un'asina, viene incoronato Papa col nome di Celestino V.
Resistette cinque terribili mesi finché in dicembre prese coscienza della realtà: capì che l'ideale di ricondurre la Chiesa alla purezza evangelica con cui aveva accettato il mandato si era infranto di fronte ai pressanti giochi di potere, all'astuzia e alla forza dei più forti. Seguì dunque la voce della coscienza e proclamò la rinuncia al papato"per causa di umiltà, di perfetta vita e preservazione di coscienza, per debolezza di salute e difetto di scienza, per recuperare la pace e la consolazione dell'antico vivere".
Fu così che nacque il mito di un Papa per alcuni vile e indegno di ricoprire un simile ruolo, per altri fulgido esempio di rettitudine morale.
Anche la storia ha avuto modo di rileggere la vita dell'anacoreta diventato Papa per le altrui ambizioni e se in un primo momento ha condannato il suo operato ha poi ammesso, con la santificazione avvenuta nel 1313, la completa buona fede di un uomo la cui vita fu sempre tesa alla ricerca e al recupero di Dio sulla terra.