E' la storia, arricchita dai racconti popolari, che ci tramanda l'immagine di un eremita alpinista ante litteram, in grado di scovare siti inaccessibili per sfuggire ad una moltitudine di fedeli in cerca di miracoli.
Alcuni dei più devoti discepoli seguirono Pietro nel suo peregrinare tra le rupi del Morrone e della Majella e lo aiutarono a costruire quei luoghi sacri tuttora frequentati: l'eremo di Sant'Onofrio abbarbicato sull'alto della Badia Morronese, nei pressi di Sulmona; l'abbazia di Santo Spirito, sede dell'ordine dei Celestini, e l'eremo di San Bartolomeo entrambe nel territorio di Roccamorice; San Giovanni nella Valle dell'Orfento di Caramanico, funambolico luogo di culto dal fascino irresistibile.
Circa la propensione verso questa montagna quale luogo di raccoglimento, occorre sottolineare che la Majella da sempre è stata considerata una montagna sacra, giacché sin dalla caduta dell'Impero Romano anche nelle sue valli si assiste al fiorire delle varie tendenze religiose, sospese tra anacoretismo e cenobitismo, che subiranno un arresto durante il periodo delle invasioni barbariche per poi tornare a risplendere nel XIII secolo tanto da far dire agli storici: "Anche pel monte Majella Dio ebbe predilezioni. Nell'ordine di natura rivestendolo di moltissime erbe farmaceutiche; e più nell'ordine della grazia col farne un asilo di santi".
Gli eremi ed i luoghi di culto disseminati sul territorio della Montagna Madre (così viene definita la Majella dalle popolazioni locali) sfiorano le 40 unità, considerando resti di antichi monasteri, templi di epoca pre-romana ed eremi alto-medioevali. Riguardo a questi ultimi, soltanto nelle due valli contigue di Santo Spirito (nel territorio di Roccamorice) e dell'Orfento (in quello di Caramanico) se ne contano una decina, tutti di ispirazione o diretta derivazione celestiniana.
Altri romitori di analogo fascino sono Sant'Onofrio di Serramonacesca,San Franco sul Gran Sasso, San Venanzio nei pressi di Vittorito, Sant'Angelo di Balsorano, Santa Colomba di Isola del Gran Sasso, Santa Maria del Pertuso di Morino, luoghi apparentemente distanti dal mondo eppure resi intensamente vivi dalla continua visitazione dei fedeli.
Tra i tanti eremi citati, tre sono sicuramente i più rappresentativi e la loro visita, oltre che per ammirare l'ingegno umano nello sfruttare le risorse naturali, diventa anche un modo per lasciarsi pervadere dal misticismo che ancora trasuda dalle loro pareti.