Lasciata alle spalle la spiaggia di Silvi Marina con una strada panoramica si raggiunge la collina su cui sorge Atri. Qui l'aria salmastra della costa si intrufola spesso tra le vie medioevali, quasi a rinserrare il legame di nome tra l'antica Hatria Picena e l'Adriatico, mentre la brezza dei monti diffonde tutt'intorno il sentore del Gran Sasso, che titanico vigila alle spalle del paese.
Nel loro fondersi, mare e montagna sfiorano una notevole eredità artistica su cui domina incontrastata la Cattedrale di Santa Maria Assunta nella scenografica piazza del Duomo. Riconsegnata alla bellezza grazie ad un'isola pedonale, la piazza è il fulcro delle attività cittadine: su di essa si aprono botteghe, negozi e caffè ed in estate chiama a raccolta i turisti della costa con un mercatino settimanale dell'antiquariato che si svolge di sera, quando le luci soffuse rendono ancor più suggestive le forme del Teatro Comunale, della Cattedrale e della chiesa di Santa Reparata, con baldacchino del tutto simile a quello di San Pietro in Roma, poiché opera di un allievo del Bernini.
La Cattedrale è da annoverare tra le chiese più rappresentative d'Abruzzo per la sobrietà strutturale, l'eleganza delle forme, la ricchezza degli elementi scultorei e la bellezza degli affreschi. Se la facciata propone la pietra d'Istria, l'interno ribatte con la pietra bianca della Majella mentre gli animali acquatici, ritratti dal pavimento a mosaico delle Terme romane sottostanti il presbiterio, rammentano il dominio sul mare della potente Hatria. Girando poi lo sguardo tutt'intorno al Coro, in un attimo si ha l'impressione che i colori acquistino suono e movimento, grazie agli splendidi affreschi rinascimentali di Andrea De Litio che, proprio nella Cattedrale di Atri, espresse il massimo livello della sua arte. Dal bellissimo chiostro si accede al Museo Capitolare ricchissimo di opere d'arte sacra tra cui preziosi argenti, mobili finemente intagliati e ceramiche della tradizione abruzzese.
Da Atri, per tornare verso la costa di Pineto, si segue la strada che in un saliscendi raggiunge Mutignano, un tempo noto come Bacucco d'Oro.
Immersi in un ambiente suggestivo, protetto da una Riserva Naturale, si ha la sensazione di attraversare un paesaggio mobile. Tra qualche anno, infatti, il panorama non sarà più lo stesso perché acqua e vento avranno cambiato ancora una volta forma e dimensione agli "scremoni", meglio noti come Calanchi, graffiando con maggior forza i fianchi delle colline argillose che denotano questo lembo di territorio. In questo scenario mutevole, plasmato dallo scorrere del tempo, Atri recita comunque e sempre lo stesso ruolo da grande protagonista.