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Nel mondo della globalizzazione c'è un sentimento che rimane comune in chi si allontana, per motivi di lavoro, familiari o per cercare fortuna, dalla propria terra di origine.
E' il sentimento che si manifesta come modo di essere e di relazionarsi, come senso di appartenenza a un'area geografica, negli interessi e nei valori che restano costanti, anche nella seconda o terza generazione di individui e che aggregano, in una grande unità culturale, soggetti diversi ma di comune ascendenza.
E' la vera globalizzazione, quella che consente, a un milione e duecentomila abruzzesi nel mondo, di mantenere con la nostra terra un legame che va al di là della cittadinanza, del passaporto o del diritto di voto (momenti pur fondamentali quale riconoscimento delle risorse che questi nostri connazionali rappresentano), legame espresso dal desiderio di sentirsi appartenenti a un'unica comunità (globale, appunto).
Si potrebbe cadere nella retorica considerando esclusivamente la nostalgia di chi è lontano dal proprio luogo natio, il ricordo delle nostre città e paesi, la memoria della bellezza dei nostri paesaggi compenetrati di arte, natura e tradizioni, correndo il rischio di ignorare o sottovalutare il sistema di valori e gli interessi che si rivelano, invece, una preziosa risorsa in un nuovo modo, comune, di fare associazione e di fare business.
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